Energia, guerre e volatilità, ma l’S&P500 segna un nuovo massimo
Data pubblicazione: 22 aprile 2026
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- L’S&P 500 registra nuovi record, a dispetto dello shock energetico (reale e/o atteso).
- Il dato di fatto è che ci troviamo in un mondo in profonda trasformazione.
- È bene diversificare e non perdere di vista le tendenze strutturali di fondo.
ANDAMENTO DEL BRENT DALL'INIZIO DELL'ANNO
La guerra di Stati Uniti e Israele contro l'Iran ha dato il via al rialzo dei prezzi del petrolio

Fonte: elaborazione Wealthype su dati Investing.com
Essere o non essere (ragionevolmente) ottimisti? Questo è il dilemma dei mercati. Un dilemma che ha preso forma il 28 febbraio 2026, quando un attacco congiunto Stati Uniti-Israele contro l’Iran ha aperto il nuovo scenario di conflitto in Medio Oriente.
Dopo alcuni giorni di moderato ottimismo per una possibile soluzione diplomatica, la seduta di lunedì 13 aprile ha riportato sui mercati una buona dose di incertezza. Le trattative del fine settimana precedente in Pakistan fra Stati Uniti e Iran non sono infatti andate a buon fine, e questo ha acuito il rischio di una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz. Il che, neanche a dirlo, ha di nuovo spinto al rialzo i prezzi dell’energia e penalizzato gli asset più rischiosi (l’azionario fra questi).
Poi, un altro rilevantissimo cambio di tono: nonostante le incognite legate al conflitto e alla situazione nello Stretto, i mercati hanno iniziato a cercare il recupero. Addirittura, l’indice statunitense S&P 500 ha raggiunto nuovi massimi storici, sopra i 7.000 punti. Un andamento che non smentisce la volatilità ma in qualche modo la conferma, proprio alla luce delle continue oscillazioni alle quali stiamo assistendo.
Qual è il driver della volatilità? Dipende: oggi, è lo shock energetico
Il sottostante di questo saliscendi è un fattore molto preciso: lo shock per il repentino calo della disponibilità delle materie prime energetiche a livello mondiale. Il conflitto che contrappone Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra sta infatti definendo uno scenario per certi versi inedito, che va ben oltre la dimensione puramente geopolitica.
L’Iran affaccia sullo Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale per il commercio globale di petrolio. La reazione al conflitto è stata il blocco dei trasporti attraverso questa rotta, dalla quale – per capirci – passa circa il 20% del greggio mondiale. Risultato? L’offerta si è ridotta. Ciò ha provocato un rialzo dei prezzi (la quotazione del Brent, giusto per dare un’idea, è salita del +58% (1) circa dall’inizio dell’anno), sullo sfondo della crescente competizione fra i vari Paesi per assicurarsi una quota sufficiente della sempre più ridotta quantità di barili a disposizione.
Non è la prima volta che succede, ma ogni volta c’è qualcosa di diverso
Secondo Baringa Partners, oggi l’economia mondiale sembra essere alle prese con lo shock energetico più serio della sua storia moderna, in termini di impatto sul settore petrolifero.
IMPATTO DELLE CRISI GEOPOLITICHE SUGLI APPROVVIGIONAMENTI
Quota dell'offerta globale di petrolio "persa" dal mercato

Fonte: Baringa Partners, Axios
D’altro canto, come vediamo, questo non è certo il primo shock energetico della storia degli ultimi cinquant’anni. E nessuno dei precedenti è stato mai del tutto privo di conseguenze. I due casi più eclatanti sono forse quello della crisi petrolifera degli anni Settanta, che di fatto ha trasformato i modelli di consumo e mobilità, e la guerra russa in Ucraina, che ha segnato l’avvio della riduzione della dipendenza energetica europea da Mosca. Insomma, finora ogni shock ci ha lasciato un’eredità strutturale: il punto, oggi, è capire quale sarà questa volta.
In passato, l’azionario è riuscito a trovare gli spunti per recuperare
Un quadro “sfidante”, come si dice, che pare destinato a ridisegnare gli equilibri in un mondo in cui il bipolarismo Occidente vs. resto del mondo pare oramai definitivamente consegnato al passato. Come reagiranno i mercati, di qui in avanti?
Finora, il bilancio da inizio anno rimane positivo:
- +2,6% per l’S&P 500 (2) che, come sottolinea Bloomberg, ha registrato un rialzo del +10,7% dalla chiusura del 30 marzo (+14,2% il Nasdaq), nella più classica delle riprese a V, con la conquista di nuovi massimi sopra i 7.000 punti;
- + 4,1% dall’inizio dell’anno per l’Eurostoxx 600 (3);
- + 12,8% per l’indice degli emergenti (4).
Quanto al resto, gli esperti possono anche abbozzare previsioni: gli investitori no. Gli investitori possono solo guardare ai precedenti storici e provare a farsi un’idea. E i precedenti storici ci dicono che, per quanto sia stato serio e senza precedenti lo shock energetico del momento (al di là delle ben più vaste implicazioni di ogni singola vicenda), l’azionario mondiale, qui rappresentato dall’indice MSCI ACWI, è riuscito a trovare gli spunti e lo slancio per un recupero e per la sua successiva espansione.
ANDAMENTO E RECUPERO DELL'AZIONARIO
DOPO I PRECEDENTI CASI DI INTERRUZIONE DELLE FORNITURE

Fonte: elaborazione Wealthype su dati MSCI ACWI, Baringa Partners, Axios
In un suo recente commento, intitolato “Rimettere la volatilità di mercato nella giusta prospettiva”, l’economista di Capital Group Jared Franz sottolinea due cose:
- “i mercati ribassisti sono in genere più brevi di quelli rialzisti, con una durata media di 12 mesi”;
- “anche se può sembrare un'eternità, non è niente se paragonata al mercato rialzista medio, che dura 67 mesi”.
La vera domanda, semmai, è: dove potrebbero trovarsi, oggi, gli spunti per una ripresa e per una successiva ulteriore risalita, pur tra le ineluttabili correzioni? Innanzitutto, c’è il quadro macroeconomico complesso ma, almeno per ora, non totalmente compromesso, come emerge dalle recenti indicazioni del Fondo Monetario Internazionale (5) (il quale prevede una crescita globale del +3,1% nel 2026 e del +3,2% nel 2027). Non vanno poi dimenticati alcuni Megatrend (come l’Intelligenza Artificiale ma, alla luce degli eventi, anche la transizione energetica e, di riflesso, le infrastrutture) che al momento si confermano saldamente in atto.
Insomma: al di là delle tensioni geopolitiche, che certamente sono un tema di forte rilievo, i mercati continuano a monitorare l’innovazione e le (conseguenti) prospettive degli utili.
Cosa può fare un investitore, in questa fase?
In un quadro certamente non privo di incognite, la risposta è, come sempre, gestire il rischio in modo consapevole, sulla base delle due regole chiave:
- diversificazione tra asset class e aree geografiche;
- grande attenzione alle tendenze strutturali.
La volatilità di queste settimane è, se vogliamo, il risultato di un mondo che si trova in una fase di passaggio. Alla luce dei dati, però, un fatto sembra confermarsi: fra chi investe, vince chi riesce a rimanere coerente con i suoi obiettivi e con la sua strategia, accogliendo le varie trasformazioni in corso.
Siamo di fronte a uno scenario sicuramente più articolato, nel quale la gestione del rischio è ancora più importante. Proprio come la ricerca di rendimento, che funziona meglio se si seguono gli eventi, sì, ma senza lasciarsi guidare dai timori e dalle reazioni di pancia.
(1) https://www.investing.com/commodities/brent-oil-historical-data, dato aggiornato alle ore 11:17 del 16 aprile 2026
(2) https://www.investing.com/indices/us-spx-500-historical-data, dato aggiornato alla chiusura del 15 aprile 2026
(3) https://www.investing.com/indices/stoxx-600-historical-data, dato aggiornato alla chiusura del 15 aprile 2026
(4) https://www.investing.com/indices/msci-em-historical-data, dato aggiornato alla chiusura del 15 aprile 2026
(5) https://www.imf.org/en/publications/weo/issues/2026/04/14/world-economic-outlook-april-2026
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